TAV : LOTTO FUNZIONALE BRESCIA – VERONA

PROGETTO DEFINITIVO TRATTA AV/AC MILANO-VERONA

LOTTO FUNZIONALE BRESCIA-VERONA: la posizione dell’amministrazione comunale di Desenzano.

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PREMESSA

Venerdì 21 novembre nel Consiglio comunale aperto che si terrà dalle ore 18 presso l’oratorio Giovanni XXIII in piazza Garibaldi verrà presentata la proposta di osservazione alla Conferenza dei Servizi che il Comune di Desenzano ha redatto, con l’ausilio dell’ing. Aldo Molinari, esperto di ingegneria ferroviaria.

Tale osservazione sarà poi sottoposta al parere del Consiglio comunale che si terrà lunedì 24 novembre con inizio alle ore 18.30.

Entrambe le adunanze sono sedute pubbliche.

 

L’osservazione punta ad aprire il dibattito sulle scelte strategiche alla base del progetto, sul modello di servizio previsto, sulla possibilità di sostanziale revisione alla luce dei fondati dubbi sul reale vantaggio della tratta, anche alla luce della permanente reticenza di RFI sulla possibilità effettiva del trasporto merci sulla linea AV.

In sostanza il Comune di Desenzano, nel dichiarare di non approvare il progetto così com’è, sottolinea e chiede due cose.

 

PRIMO. La necessità di rivalutare l’intero progetto dal punto di vista della sostenibilità territoriale ed economica dell’investimento e della cadenza temporale delle opere

La TAV non è una grande opera, ma prima di tutto un servizio.

Se il potenziamento tecnologico della linea basta ad aumentare il livello di servizio, il Garda non va intaccato da pesantissime e lunghe opere.

Le gallerie, seppur più impegnative per i tempi della cantieristica, non debbono essere realizzate prima che siano chiari gli scenari di traffico sulla linea e la risoluzione del nodo di Brescia. Un treno che fermi a Brescia, aumenterebbe il bacino d’utenza, ma renderebbe vano il risparmio di tempo tra Milano e Verona.

In questa ottima chiediamo di rivedere radicalmente le fasi di realizzazione del progetto, prevedendo come primo lotto progettuale il completamento del passaggio a sud di Brescia.

In altre parole, se si ritiene effettivamente che il progetto così come concepito abbia una sua intrinseca validità, si deve prima risolvere il nodo di Brescia e poi intaccare la zona più delicata, quando i finanziamenti saranno completi e i cantieri abbandonati da Centro Padane per realizzare la cosiddetta “corda molle”, chiusi e risolti.

 

SECONDO. Il rifacimento della VIA su tutta la tratta e sul progetto completo

Non è logico tener buone le risultanze di undici anni fa. Bisogna quindi prevedere una revisione del progetto anche dal punto di vista ambientale, attraverso il canale proprio della VIA, che non è un mero adempimento formale come molti credono o vogliono far credere, ma una valutazione economica, sociale ed ambientale, quindi un criterio decisionale vero e proprio, anche se non esaustivo di tutti i momenti decisionali.

La Commissione tecnica VIA del Ministero dell’Ambiente ha già chiesto una integrazione alla documentazione. A valle delle molte e documentate osservazioni dei comuni diventa imprescindibile una integrazione della documentazione e quindi la riapertura dei termini per le osservazioni degli enti interessati.

È necessario:

    • valutare alternative alla cantieristica e alle localizzazioni di opere collaterali, viabilità di cantiere, ecc., come previsto dall’art. 27, co. 5, let. d) del Dlgs. 152/2006 per le Valutazioni di Impatto Ambientale,
    • valutare l’impatto dell’uso anche temporaneo del suolo, anche al di là degli indennizzi monetari, per la modificazione degli equilibri ecologici, per l’impoverimento del sistema agricolo e per la riduzione di produttività del suolo ripristinato,
    • aggiornare il progetto redatto su cartografie del 1984 (almeno nella parte lombarda), anche nell’interesse dell’economicità dei cantieri,
    • approfondire gli aspetti relativi al deflusso delle acque, al reticolo idrico minore, alle esigenze di corretta irrigazione dei terreni a sud della linea,
    • analizzare le possibilità che un territorio con ampie aree urbanizzate e sottoutilizzate fornisce per gli alloggi degli operai,
    • verificare le potenzialità di recupero di aree dismesse legate alla cantieristica, che ignora la presenza di siti industriali che potrebbero essere utilizzati, anche temporaneamente, e poi restituiti ad usi consoni,
  • valutare l’impatto del progetto in alcuni punti intollerabile (anzi in alcuni casi contro altre norme – come nel caso dei siti UNESCO sul Garda),

 

  • scongiurare la completa distruzione di aziende agricole di qualità, dall’elevatissimo prodotto agricolo, legate a culture vitivinicole di qualità, così come ad allevamenti di rilievo sovranazionale,
  • valutare con attenzione i progetti di ripristino delle aree utilizzate per la cantierizzazione, una volta esaurita la loro funzione,
  • inserire le compensazioni nel bilancio dell’opera,producendo quindi uno Studio di Impatto Ambientale su tutto il progetto e attivando la procedura, seppure di VIA speciale, su tutto il lotto funzionale.
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