VERSO LA” NUOVA PROVINCIA”

BRESCIA – 26 luglio 2014

 

VERSO LA “ NUOVA PROVINCIA”.

Gli Enti locali fra riforme istituzionali e della Pubblica Amministrazione.

 

( Incontro organizzato dal Cipec presso la sede PD di via Risorgimento , Brescia)

 

  • Alcune mie riflessioni…….. 

 

Matteo Orfini, intervenendo alla festa democratica di Desenzano, ha sottolineato come la politica non debba ridursi ad un tweet perché la politica è contenuto, riflessione, argomentazione, ascolto e, in quanto tale, ha la necessità di decisioni condivise e non affrettate.

Matteo Renzi ha affermato: le riforme sono come il Pin del cellulare…..se non lo inserisci, l’apparecchio non funziona.

Due approcci diversi…………

Io credo che il problema sia trovare l’ equilibrio tra la necessità del fare e il giusto tempo necessario per fare quelle riforme di cui oggi il Paese ha urgentemente bisogno.

Le riforme sono dunque necessarie per modernizzare il Paese e farlo uscire dalla crisi : parlarne è facile….più difficile è farle bene, portarle a compimento e attuarle.

La storia di questi ultimi trent’anni ce lo insegna: le riforme sono state spesso invocate , spesso utilizzate come slogan elettorale, per poi essere eterne incompiute ( vedi conflitto di interessi) o affrettate ( vedi riforma tit. V della Costituzione).

Negli anni 90 iniziò un processo autonomista/federalista che aveva l’obbiettivo di avvicinare il più possibile lo Stato ai territori passando da un centralismo piramidale alla valorizzazione degli Enti territoriali ( Regioni, Province, comuni) e che portò nel 2001 alla revisione costituzionale del Tit.V.

Questo processo nasceva dalla legge 59 del 1997 sul federalismo, mai compiuta perché all’autonomia organizzativa e di spesa non è mai corrisposta l’autonomia fiscale.

Oggi siamo in pieno “ ciclone Riforme “ : riforma legge elettorale, riforma del Senato, riforma della P.A., riforma del Tit.V della Costituzione, riduzione numero dei parlamentari, riforma finanziamento pubblico ai partiti e trasformazione delle Province in zone di area vasta o in città metropolitane.

Nello tsunami riforme in atto c’è un rischio: quello di riforme  slegate fra loro e poco condivise , non coordinate con la riforma complessiva del Tit.V della Costituzione.

 

 

Modernizzazione, semplificazione, sinergia, coesione fra i vari livelli e fra Enti, efficacia, efficienza, trasparenza sono le parole chiave per le riforme.

La riforma DEL RIO ( legge 7 aprile 2014 n. 56) viene definita “ un nuovo patto per la Repubblica nell’ottica di un autonomismo cooperativo e non competitivo”.

SIAMO MATURI PER QUESTA SFIDA ?

 

Sindaci e consiglieri comunali che andranno a ricoprire il ruolo di Presidente, consigliere o componente dell’Assemblea dell’area vasta non percepiranno alcun compenso.

E’ una scelta demagogica per tacitare chi ormai fa dell’antipolitica la propria bandiera?

La politica diventerà appannaggio solo di chi economicamente se lo potrà permettere?

Porterà alla deresponsabilizzazione?

Un giusto compenso a chi si occupa seriamente e scrupolosamente di politica penso sia un elemento di dignità per la politica stessa.

 

La partecipazione diretta degli amministratori locali nell’amministrazione dell’area vasta valorizza sicuramente le identità locali; dovrebbe portare ad un risparmio economico ( stimato da palazzo Chigi in 800 ml. di euro) ma, soprattutto dovrebbe produrre maggiore efficacia ed efficienza dei servizi e delle scelte.

Saranno in grado gli amministratori, a costo zero, in lotta quotidianamente nei loro Comuni fra Patto di stabilità, fondo di solidarietà, norme confuse e contraddittorie ( vedi vicenda IMU – TASI ), blocco degli appalti, controlli della Corte dei Conti, crisi economica e sociale e cittadini sempre più incattiviti, ad occuparsi efficacemente anche dell’Area vasta?

 

Indubbiamente siamo di fronte a sfide epocali e a grandi scommesse sull’esito delle quali si gioca il futuro della Nazione, delle nuove generazioni, della politica e del nostro Partito.

La disaffezione dei cittadini nei confronti della politica è altissima : dobbiamo essere capaci di restituire loro fiducia ed entusiasmo con riforme buone, meditate, pensate e condivise.

NON POSSIAMO SBAGLIARE ! il 40% di consenso guadagnato alle europee non ce lo permette ma , soprattutto non ce lo permettono i cittadini !

 

 

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